Gli effetti sul Corno d’Africa delle crisi tunisina ed egiziana

17 febbraio 2011

tunisia egitto corno d'africaDi Vincenzo Palmieri ¬– Poderosi mutamenti di scenario si registrano in questi giorni nel quadrante del Mar mediterraneo, nel Vicino Oriente e nell’Africa orientale. Essi attengono all’allontanamento forzato di Zine El Abidine Ben Ali e di Hosni Mubarak dal potere in Tunisia ed Egitto, sull’onda di imponenti rivolte popolari che non sono state represse dalle sfere militari.

Ciò in concomitanza con la vittoria dell’opzione indipendentista nel sud del Sudan con una maggioranza schiacciante, superiore al 99%. Il leader sudista Salva Kiir ha per ora “messo nel cassetto” la vittoria e in attesa di porsi al tavolo del negoziato con Omar al-Bashir ha giocato la carta della moderazione, invitando alla calma i suoi concittadini. La crisi del Nord Africa fa sentire i suoi effetti immediati nel Corno, anche per la sua diffusione allo Yemen, legato a filo doppio alle vicende somale e dell’Africa orientale. Abdullah Saleh ha già affermato che non si candiderà alle prossime elezioni presidenziali e che altrettanto farà suo figlio, la cui candidatura è stata “bruciata” dall’opposizione popolare e dai violenti scontri di piazza registrati nel Paese e che ne indeboliscono il profilo regionale.

Quali potrebbero essere le ripercussioni sulla Somalia di tali concatenazioni di eventi? Innanzitutto si riacutizza la tensione tra Somaliland e Puntland. L’ex colonia britannica – riunita alla Somalia italiana nel 1960 e teatro di una sanguinosa guerra civile negli ultimi anni della dittatura di Siyad Barre e dopo il crollo di quest’ultimo – gode giĂ  ora di fatto del riconoscimento dell’Ue e di rapporti privilegiati con diversi Stati, in primis Etiopia e Stati Uniti. Le tensioni derivano da scontri di frontiera: per dare maggior peso alla sua candidatura all’indipendenza, Hargeisa ha deciso la riconquista delle province al confine con il Puntland facenti parte dell’antico protettorato britannico. Queste sono tuttavia ora abitate da popolazioni non piĂą omogenee rispetto alle elite della capitale e che si sentono ora distanti da essa.

Nelle province meridionali della Somalia non dovrebbero intervenire a breve mutamenti rispetto allo scenario sin qui delineato e già estremamente deteriorato. L’inclusione di alcuni (Hizbul Hislam) dei movimenti armati di opposizione al GFT nel gruppo degli al-Shabaab non ha comportato modifiche evidenti dei rapporti di forza. Si è in un clima di attesa, viepiù rafforzato dallo spostamento dell’interesse globale su altri focolai di crisi.

Non bisogna tuttavia dimenticare che la Somalia è parte integrante dei mutamenti sin qui incorsi e che un abbassamento dei livelli di rischio nel quadrante del Corno gioverebbe anche agli equilibri regionali e complessivi.

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