Il Corno d’Africa nel trend del terrorismo internazionale

17 agosto 2010

Di Vincenzo Palmieri

Scorrendo le statistiche degli attentati, si rileva come oltre il settanta per cento degli eventi terroristici nel mondo (circa diecimila in un anno, in aumento) si verifichi nel sud-est asiatico e nel Medio Oriente. Pesano su tale dato alcune realtà altamente instabili, nell’area afghana e pachistana (con una ripresa dei fenomeni in India, ancorché di matrice di rivendicazione “sociale”) nonché in Iraq e Golfo Persico. Al margine più meridionale si situa il Corno d’Africa, che ne risulta negativamente influenzato.

La regione risente anche del permanere di vecchi e diversificati nuclei di estremismo nella fascia equatoriale dell’Africa subsahariana, terreni di coltura di fenomeni tra loro assai diversificati. Si tratta di aree che vanno dalla Guinea Equatoriale al Niger settentrionale al Ciad, al sud-ovest del Sudan e alle regioni interne della Repubblica Democratica del Congo. Le minacce che qui insistono lambiscono la regione dei grandi laghi africani: l’Uganda e il Kenya, stretti in una morsa letale dalle parallele minacce provenienti dall’Africa orientale e che hanno trovato negli attentati di Kampala dell’11 luglio scorso una visibilità scioccante e immediata. Il Corno d’Africa non è tuttavia che la punta affiorante di un iceberg sommerso, temibile ed estremamente difficile da evitare. Le sorgenti di rischio sono inestirpabili nel breve periodo (sei-dodici mesi).

Affinché ciò sia possibile entro un arco di tempo più lungo (prossimo biennio-quinquennio) è necessario ricercare la soluzione ai problemi della regione nel più ampio contesto continentale e internazionale e – parallelamente – non lasciare che queste considerazioni siano di ostacolo nel comprendere le motivazioni locali dei leader politici e militari attivi al suo interno, nonché le linee di sviluppo strategico e i trend operativi che si delineano. Il primo dato da cogliere è relativo alla frammentazione.

In Somalia rileva tuttora, a più di cinque anni dalla sua nascita, l’estrema inefficacia del Governo di Transizione nel definire standard tecnici di collaborazione, anche minimi, per creare le forze armate necessarie a condurre sul terreno la lotta agli estremisti. Questi stessi sono profondamente divisi, come lo dimostrano le defezioni registrate sul campo a favore dell’una o dell’altra fazione, più spesso per ottenere vantaggi ben localizzati. Migliore è la situazione nelle regioni settentrionali del Puntland e del Somaliland nonché in Etiopia, ove le recenti elezioni sono state un test di stabilità conclusosi positivamente.

Un secondo dato è costituito dalla contemporanea presenza di reti di pirateria e di reclutamento del terrorismo internazionale. Il focus della minaccia è in particolare sul transito di jihadisti stranieri o il ritorno in queste aree di somali espatriati che abbiano condotto esperienza di guerriglia all’estero. Questi costituiscono i casi più pericolosi, ma è difficile stabilire un nesso tra le due realtà, che sembrano invece rappresentare, nella conduzione dei loro traffici, sorgenti distinte di minaccia. Sempre più spesso le imbarcazioni vittime di atti di pirateria sono anzi condotte verso il porto di Harardheere (Mudug, Somalia centrale, conquistato da Hizbul Islam a maggio) piuttosto che verso i porti meridionali, a conferma della incapacità a fondersi dei due fenomeni. I pirati hanno inoltre preso (da febbraio-marzo 2010) ad attaccare vascelli somali, che sinora non costituivano obiettivo delle loro azioni: ciò ha spinto in direzione di un ulteriore distacco tra le bande piratesche e quelle afferenti ad Al-Shabaab, mentre il fulcro delle attività di pirateria si sposta di nuovo più al largo – verso l’India – e a nord, verso il Golfo di Aden e fino a sconfinare oltre lo stretto del Bab el-Mandeb (episodi registrati a metà luglio 2010). L’Eritrea non ha sinora ricoperto un ruolo attivo né nel contrasto né nel sostegno a tali attività e un suo ruolo più incisivo sarebbe auspicabile: è probabile che partner cinesi, alla ricerca di basi nell’area, sfruttino questo vuoto.

Le tattiche delle reti di insorgenza in Somalia permangono quelle del confronto diretto, spesso condotto con imboscate e con armi a breve gittata (oltre il 50% dei casi, l’ultimo il 15 agosto a Mogadiscio nei quartieri di Taleh e Taribunka); meno diffusi sono gli attacchi con esplosivo, la presa di ostaggi o gli assassinii mirati. A oggi, le incursioni oltre confine sono rimaste limitate al nord del Kenya e gli stessi attentati di Kampala potrebbero essere frutto di strutture locali ugandesi che aderiscono – più o meno consapevolmente – a un disegno che è trans-nazionale nell’ideazione degli adepti, ma che a oggi non sembra supportato da adeguate strutture logistiche e di finanziamento, che abbiano la funzione di espandere lo scopo geografico dell’estremismo nel Corno. Le reti di insorgenza in Etiopia si limitano a eventi di entità invero modesta: neppure esse sembrano riuscire a superare la dimensione prettamente locale che ispira le loro azioni.

Il finanziamento di tali gruppi – come anche delle formazioni di ispirazione jihadista presenti in particolare in Somalia – è peraltro ancora in larga parte legato alla “preda” e alla tassazione (estorsione) delle attività commerciali che insistono sui territori da essi controllati. In terza battuta si possono individuare fonti di reddito collegate alla protezione delle rotte degli aiuti alimentari internazionali.

La necessità di uno stretto controllo territoriale e la sostanziale accettazione supina delle popolazioni che vi abitano costituiscono a nostro avviso elementi di debolezza delle reti di insorgenza nel medio periodo, che possono essere sfruttate al fine di diminuire la consistenza della minaccia complessiva: ciò a patto che l’impegno alla diminuzione dell’insicurezza si accompagni a interventi economici e sociali di più ampio respiro che altrove nel mondo hanno prodotto i loro benefici effetti – anche in quei focolai del terrorismo epicentro dell’instabilità internazionale.

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One Response to Il Corno d’Africa nel trend del terrorismo internazionale

  1. Mario on 23 agosto 2010 at 09:01

    L’articolo oltre ad essere una perfetta analisi di enorme interesse per il tema affrontato è ricco di riferimenti di dettaglio sempre estremamente attuali. L’inquadramento puntuale del tema non trascura gli imprescindibili riferimenti storici che l’autore sempre attentamente spiega a tutti i lettori di Meridiano42, anche ai non piu’ esperti. Grazie
    Saluti
    Mario

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