Somalia: attacco miliziani Al-Shabab contro hotel a Mogadiscio
Alcuni miliziani hanno attaccato l’hotel Muna a Mogadisico, con un bilancio di diverse decine di morti (almeno sei tra essi sono parlamentari del GFT) e circa cento feriti. L’edificio è a circa un chilometro da Villa Somalia ed è regolarmente usato da parte dei funzionari e dei politici del Governo di Transizione. Secondo le prime ricostruzioni, all’incirca verso le dieci di mattina, un piccolo gruppo di uomini armati (cinque-otto persone), travestiti da miliziani del GFT e “non somali” ha provato ad attaccare l’hotel Sahafi, venendo respinto dalla sicurezza; essi avrebbero perciò ripiegato sul Muna, pur ugualmente difeso: gli assalitori sono qui riusciti nel loro intento e sono penetrati nella struttura, uccidendo indiscriminatamente civili e funzionari e azionando infine le proprie cinture esplosive quando ormai sopraffatti e circondati dagli uomini della sicurezza.
I feriti sono trasportati all’ospedale Medina di Mogadiscio per ferite causate da colpi di arma da fuoco e schegge, il che conferma l’uso di esplosivi durante l’attacco e i dettagli presenti nel racconto dei testimoni scampati al massacro. La notte tra lunedì 23 e martedì 24 agosto era passata tranquilla, dopo che nella giornata di lunedì vi erano stati diversi attacchi contro caserme di miliziani ingaggiati dalle Istituzioni, in particolare nei distretti di Holwadag, Hodan e Bondhere, con violenti tiri d’artiglieria e circa trenta civili uccisi negli scontri
Sheikh Ali Mohamoud Rage, portavoce del movimento degli al-Shabab, aveva dichiarato l’inizio di una guerra “finale” all’invasore, identificato nei circa 6.000 uomini dell’AMISOM presenti nel Paese a tutela delle Istituzioni di Transizione e delle maggiori infrastrutture. L’arrivo di alcune centinaia di rinforzi (dall’Uganda, come previsto a luglio e in esecuzione di un piano che contempla circa 1.200 uomini in più, vale a dire un quinto del totale sinora raccolto) può aver convinto gli oppositori violenti alle Istituzioni di Transizione a non rimandare ulteriormente l’inizio dell’escalation, prima che divenga percepibile un mutamento dei rapporti di forza. Ciò, nonostante si sia nel pieno del mese del Ramadan, circostanza che avrebbe dovuto far ulteriormente slittare l’inizio del confronto.
Lo stesso Presidente Sheikh Sharif e numerosi altri esponenti del GFT avevano a più riprese promesso l’inizio di una riconquista del territorio da parte delle Istituzioni: una guerra fatta sinora di parole e annunci, che sembra entrata in una fase operativa. Il Governo è tuttavia sulla difensiva: Wafula Wamunyinyi, Vice del Rappresentante Speciale delle Unione Africana, aveva affermato lunedì che la situazione a Mogadiscio “può deteriorarsi e precipitare” e ha rinnovato l’invito alla comunità internazionale a sostenere gli sforzi di pacificazione.
